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Pompei, dai video Luce sui primi scavi, riemerge la Schola Armaturarum
Pompei, dai video Luce sui primi scavi, riemerge la Schola Armaturarum
FRANCESCO ERBANI
21 luglio 2014 LA REPUBBLICA
Le immagini degli anni Venti e Trenta mostrano un prezioso manufatto distrutto dai bombardamenti e, poi, dal crollo del 2010. E raccontano dell'opera preziosa di Amedeo Maiuri, grande archeologo, per 40 anni responsabile dell'area pompeiana. E di un grande progetto che, a poco a poco, si è perso
Pompei, dai video Luce sui primi scavi, riemerge la Schola Armaturarum
Pompei anni Venti, Trenta. Alcuni visitatori infagottati nei lunghi cappotti si aggirano per il Foro, entrano ed escono dalle domus, calpestano con prudenza il basolato antico. Sono figure nere, ieratiche, vagamente misteriose. Oltre a loro raggiungono gli scavi della città vesuviana turisti sorridenti, radunati su un treno come in una gita scolastica, nonostante l’età più matura. La scena in cui si muovono, documentata in una serie di preziosi video custoditi dall’Istituto Luce, è una Pompei muta, ordinata, incomparabile con quella rumorosa e pericolante di oggi, eppure affabilmente consapevole della suggestione che i suoi muri e le sue colonne comunicano.
Sullo sfondo del Vesuvio, dal quale si alza un pennacchio di fumo, sfilano nei filmati gli ambienti solenni e quelli domestici della città antica. Fra le immagini dei video, ecco comparire la Schola Armaturarum, l’edificio adibito a luogo di riunione militare, palestra di arti gladiatorie. Queste immagini, della durata di pochi secondi, sono importanti. Sono le uniche a documentare il manufatto prima del bombardamento che nel 1943, investendo parte di Pompei, colpì la Schola, distruggendo i suoi affreschi (ben visibili in quella manciata di secondi). Ma le immagini sono rilevanti anche per un altro motivo: la Schola Armaturarum viene giù nel novembre del 2010, primo dei crolli che hanno flagellato Pompei negli ultimi tempi, uno stillicidio di episodi di degrado che hanno raccontato al mondo la precarietà in cui la città antica sembra precipitata. E che in questi filmati sembra inimmaginabile.
Gli anni Venti e Trenta sono molto importanti nella storia moderna della Pompei antica. La parte di città scavata non supera i due terzi dei 44 ettari attualmente visitabili (sul totale dei 66 compresi nell’area archeologica). Ma sono assai attive le indagini per portare alla luce quanto più possibile di quel che è rimasto sepolto dalla cenere nel 79 dopo Cristo. Alla testa della soprintendenza delle Antichità in Campania c’è, dal 1924, un archeologo di grandi qualità, Amedeo Maiuri, il quale resterà per quasi un quarantennio, fino al 1961, il dominus assoluto di Pompei.
Maiuri si pone l’obiettivo, illustrato in una video-intervista da Fabrizio Pesando, archeologo dell’Istituto universitario orientale di Napoli, di riunificare le parti della città fino ad allora scavate, quella del Foro e quella dell’Anfiteatro, e separate da un terrapieno sotto il quale giace la via dell’Abbondanza. Lo scavo attribuirà a Pompei la sua vera dimensione: un organismo urbano che lentamente riemerge da un sonno secolare. Non solo, quindi, un insieme di pregevoli domus dove sono conservati oggetti da musealizzare. Lo stesso atteggiamento culturale Maiuri elabora per Ercolano, considerata solo per le statue, i bronzi o i papiri che si potevano estrarre dalle domus nelle quali si penetrava attraverso cunicoli. Dal 1927 Maiuri avvia lo scavo sistematico della città antica, nel frattempo sovrastata dalla moderna Resina.
Nei filmati del Luce questa fase è avvolta dalla patina retorica del regime, che distorce l’attività di conoscenza e di valorizzazione del patrimonio archeologico a fini di propaganda. La mitologia della romanità incrocia un’idea dell’antico fatta di monumenti isolati dal contesto del mondo classico e della sua cultura, premonitori solo di una gloria che andava compiendosi con il fascismo.
Oltre la retorica, brillano però le immagini. E Pompei continua a conquistare gli intellettuali. Dopo le fascinazioni settecentesche e ottocentesche all’ insegna del Grand Tour, la città vesuviana è meta di un turismo culturale diverso, meno orientato al culto di una civiltà incorrotta, originaria e più sensibile alla dimensione quotidiana, alla socialità che lì si era sviluppata. Di essa parlano Sigmund Freud e Walter Benjamin ("il più grande labirinto, il più grande dedalo della terra", la definisce quest’ultimo). Nel 1911, alcuni anni prima dei nostri filmati, arriva a Pompei Le Corbusier che qui chiude il suo viaggio in Oriente. Agli occhi del grande architetto, Pompei appare un luogo assolutamente contemporaneo, del quale è possibile rintracciare e descrivere i modi dell’abitare. Le Corbusier riempie il suo quaderno di appunti, disegna la Casa del poeta tragico, la Casa delle nozze d’argento. Nel catalogo della mostra che si è svolta al Maxxi di Roma nell’ottobre 2012 ("Le Corbusier e l’Italia", a cura di Marida Talamona), Josep Quetglas racconta che all’architetto restano impressi elementi come un lavabo, un tavolo o le finestre della Casa dei Ceii, che diventeranno fonti di ispirazione (nelle finestre della Cappella di Ronchamp, per esempio, o nei lavandini di Villa Savoye). È una Pompei che parla di sé a chi è immerso nella modernità. E sembra che i linguaggi, anche a distanza di secoli, si mescolino. È a noi che osserviamo la Pompei di oggi che quei linguaggi sembrano lontani.
Pompei, dai video Luce sui primi scavi, riemerge la Schola Armaturarum
Pompei anni Venti, Trenta. Alcuni visitatori infagottati nei lunghi cappotti si aggirano per il Foro, entrano ed escono dalle domus, calpestano con prudenza il basolato antico. Sono figure nere, ieratiche, vagamente misteriose. Oltre a loro raggiungono gli scavi della città vesuviana turisti sorridenti, radunati su un treno come in una gita scolastica, nonostante l’età più matura. La scena in cui si muovono, documentata in una serie di preziosi video custoditi dall’Istituto Luce, è una Pompei muta, ordinata, incomparabile con quella rumorosa e pericolante di oggi, eppure affabilmente consapevole della suggestione che i suoi muri e le sue colonne comunicano.
Sullo sfondo del Vesuvio, dal quale si alza un pennacchio di fumo, sfilano nei filmati gli ambienti solenni e quelli domestici della città antica. Fra le immagini dei video, ecco comparire la Schola Armaturarum, l’edificio adibito a luogo di riunione militare, palestra di arti gladiatorie. Queste immagini, della durata di pochi secondi, sono importanti. Sono le uniche a documentare il manufatto prima del bombardamento che nel 1943, investendo parte di Pompei, colpì la Schola, distruggendo i suoi affreschi (ben visibili in quella manciata di secondi). Ma le immagini sono rilevanti anche per un altro motivo: la Schola Armaturarum viene giù nel novembre del 2010, primo dei crolli che hanno flagellato Pompei negli ultimi tempi, uno stillicidio di episodi di degrado che hanno raccontato al mondo la precarietà in cui la città antica sembra precipitata. E che in questi filmati sembra inimmaginabile.
Gli anni Venti e Trenta sono molto importanti nella storia moderna della Pompei antica. La parte di città scavata non supera i due terzi dei 44 ettari attualmente visitabili (sul totale dei 66 compresi nell’area archeologica). Ma sono assai attive le indagini per portare alla luce quanto più possibile di quel che è rimasto sepolto dalla cenere nel 79 dopo Cristo. Alla testa della soprintendenza delle Antichità in Campania c’è, dal 1924, un archeologo di grandi qualità, Amedeo Maiuri, il quale resterà per quasi un quarantennio, fino al 1961, il dominus assoluto di Pompei.
Maiuri si pone l’obiettivo, illustrato in una video-intervista da Fabrizio Pesando, archeologo dell’Istituto universitario orientale di Napoli, di riunificare le parti della città fino ad allora scavate, quella del Foro e quella dell’Anfiteatro, e separate da un terrapieno sotto il quale giace la via dell’Abbondanza. Lo scavo attribuirà a Pompei la sua vera dimensione: un organismo urbano che lentamente riemerge da un sonno secolare. Non solo, quindi, un insieme di pregevoli domus dove sono conservati oggetti da musealizzare. Lo stesso atteggiamento culturale Maiuri elabora per Ercolano, considerata solo per le statue, i bronzi o i papiri che si potevano estrarre dalle domus nelle quali si penetrava attraverso cunicoli. Dal 1927 Maiuri avvia lo scavo sistematico della città antica, nel frattempo sovrastata dalla moderna Resina.
Nei filmati del Luce questa fase è avvolta dalla patina retorica del regime, che distorce l’attività di conoscenza e di valorizzazione del patrimonio archeologico a fini di propaganda. La mitologia della romanità incrocia un’idea dell’antico fatta di monumenti isolati dal contesto del mondo classico e della sua cultura, premonitori solo di una gloria che andava compiendosi con il fascismo.
Oltre la retorica, brillano però le immagini. E Pompei continua a conquistare gli intellettuali. Dopo le fascinazioni settecentesche e ottocentesche all’ insegna del Grand Tour, la città vesuviana è meta di un turismo culturale diverso, meno orientato al culto di una civiltà incorrotta, originaria e più sensibile alla dimensione quotidiana, alla socialità che lì si era sviluppata. Di essa parlano Sigmund Freud e Walter Benjamin ("il più grande labirinto, il più grande dedalo della terra", la definisce quest’ultimo). Nel 1911, alcuni anni prima dei nostri filmati, arriva a Pompei Le Corbusier che qui chiude il suo viaggio in Oriente. Agli occhi del grande architetto, Pompei appare un luogo assolutamente contemporaneo, del quale è possibile rintracciare e descrivere i modi dell’abitare. Le Corbusier riempie il suo quaderno di appunti, disegna la Casa del poeta tragico, la Casa delle nozze d’argento. Nel catalogo della mostra che si è svolta al Maxxi di Roma nell’ottobre 2012 ("Le Corbusier e l’Italia", a cura di Marida Talamona), Josep Quetglas racconta che all’architetto restano impressi elementi come un lavabo, un tavolo o le finestre della Casa dei Ceii, che diventeranno fonti di ispirazione (nelle finestre della Cappella di Ronchamp, per esempio, o nei lavandini di Villa Savoye). È una Pompei che parla di sé a chi è immerso nella modernità. E sembra che i linguaggi, anche a distanza di secoli, si mescolino. È a noi che osserviamo la Pompei di oggi che quei linguaggi sembrano lontani.
http://www.repubblica.it/speciali/istituto-luce/2014/07/21/news/pompei_dai_video_luce_sui_primi_scavi_riemerge_la_schola_armaturarum-92103154/?ref=search
domenica 13 luglio 2014
martedì 8 luglio 2014
Die Ruinen von Pompeji
Pubblicato il 05/ago/2012
Es war im Februar des Jahres 62 n.Chr., als ein verheerendes Erdbeeben die schöne und reiche römische Stadt Pompeji schwer beschädigt hatte.
Die Wiederaufbauarbeiten waren noch nicht abgeschlossen, da explodierte am 24. August 79 n.Chr. der ca.5 bis 6 Km entfernte Vulkan Vesuv.
Durch den niedergehenden Ascheregen und das herabstürzende Bimsgestein wurde die Stadt unter einer bis zu 25 Meter dicken Sedimentschicht begraben.
Wer nicht rechtzeitig geflohen war, verlor sein Leben. Die Häuser brachen unter Last zusammen.
1500 Jahre war Pompeji vergessen. Bei Bauarbeiten fand man im 18. Jh. Gebäudereste.
Das war der Beginn einer inzwischen 250- jährigen archäologischen Ausgrabung.
Unter der Asche wurden Mosaike, Wandgemälde und viele Dinge des täglichen Bedarfs konserviert.
Pompeji liefert ein lebendiges Bild des römisches Alltagslebens vor fast 2000 Jahren.
Aufnahmen vom April 2012 mit Camcorder
Panasonic HDC-HS 100; teilweise mit Schwebestativ
Musik von der CD Musica Romana "PUGNATE". Hier wurde Römische Musik auf Basis alter römischer Notationen,Texte und rekonstruierter römischer Instumente nachgespielt.
mercoledì 2 luglio 2014
venerdì 13 giugno 2014
giovedì 3 aprile 2014
lunedì 13 gennaio 2014
lunedì 16 dicembre 2013
Villa Dei Misteri
The Villa of the Mysteries is an ancient Roman villa under well preserved conditions. It is located nearby to the ruins of the famous town Pompei and represented a so called "villa suburbana", which means that it once was a rural estate on the perimeter of the city.
The villa was built before the second century B.C. and had been progressively extended until its destruction in 79 AD. Together with the ancient city Pompei, the building had been covered by layers of hot ash due to the eruption of the volcano Vesuvius in August 24, 79 AD. The volcano thus destroyed the towns Herculaneum, Pompei, Oplontis and Stabiae within a time period of about 18 hours. But the volcanic material also protected these ancient towns, which survived almost 2000 years without weathering.
The ancient villa is famous for its well preserved wall paintings, which date back 80 to 20 B.C. and thus represent the second style of ancient Roman wall paintings.
The villa received its name from a specific room, which is documented in this film. It contains murals, which are interpretable only with difficulties. They depict sceneries of the Dionysian cult. Dionysus, the god of fertility and vine, but also the god of ecstasy and obsession, was the objective of famous misery cults at those times, which referred to the ancient Greek mythology.
Satyrs (Silene) and maenads represent typical attributes of this Dionysian cult. The end of the cycle of mythic paintings in this famous room is the person of Dionysus himself, who is drinking out of a mussel shell. Hereby one of the depicted figures nearby is holding a mask upon his divinely head. Thus the mystery of Dionysus as part of a religious cult is indicated.
mercoledì 4 dicembre 2013
giovedì 31 ottobre 2013
sabato 12 ottobre 2013
Pompei, progetto internazionale di studio per la salvaguardia del sito
(Adnkronos) - Un progetto decennale per la conservazione di uno dei siti archeologici piu' a rischio e piu' visitati al mondo. Dall'estate 2014 partira' il ''Pompei Sustainable Preservation Project'' (Pspp) promosso e coordinato dal Fraunhofer-Institut fur Bauphysik Ibp, dall'Istituto di restauro della Technische Universitat di Monaco di Baviera (Tum) e dall'International Center for the Study of the Preservation and Restoration of Cultural Property (Iccrom), in stretta collaborazione con Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.
L'Universita' di Pisa e' coinvolta nel ''Pompei Sustainable Preservation Project'' nell'ambito di un consorzio che include numerose istituzioni internazionali: l'istituto per i Beni Archeologici e Monumentali del Cnr, l'Universita' di Oxford, il Deutsches Archaologisches Institut (Dai) di Roma e la Ludwig-Maximilians-Universitat di Monaco, con l'archeologa Anna Anguissola in prima fila a fare da tramite con l'Ateneo pisano e gli altri partner scientifici.
''Il progetto - spiega la professoressa Lucia Faedo, del Dipartimento di Civilta' e Forme del Sapere dell'Ateneo Pisano - sara' articolato secondo tre direttrici, tra loro strettamente correlate, restauro, formazione, ricerca. In particolare noi avremo un duplice ruolo, di supporto e di indirizzo, anche grazie all'impegno nella ideazione del progetto di una ricercatrice di formazione pisana, la dott. Anna Anguissola, attualmente docente alla Ludwig-Maximilians- Universitaet di Monaco''.
articolo completo al seguente link:
domenica 25 agosto 2013
Pompei non può più sbagliare
articolo completo al seguente link:
Pompei non può più sbagliare - Il Sole 24 ORE:
«Pubblico e privato insieme: 500 miliardi per Pompei», titolava il Sole 24 Ore nel gennaio del 1998 agli albori dell'era dei city manager. "Pompei tenta la carta del super-commissario", raccontava il quotidiano di via Monte Rosa nell'estate del 2009, quando per salvare l'area archeologica più famosa del mondo fu invocato il tocco taumaturgico della protezione civile.
"Terapia intensiva per Pompei" sarà il titolo che, nell'aprile del 2012, annuncerà il Grande progetto da 105 milioni cofinanziato da Bruxelles. Poi si arriva all'ultimo Dl Valore Cultura con il "Via alla task force per Pompei".
Il sito vesuviano da una quindici d'anni vive di annunci clamorosi, specialità nella quale si sono cimentati politici e tecnici più o meno competenti. Per contro di fatti concreti se ne sono visti pochi, a meno che non si voglia annoverare tra questi il crollo della Schola armatorum del novembre 2010 e la sfilza di indagini giudiziarie che hanno raggiunto quasi tutti i protagonisti delle diverse stagioni del rinnovamento pompeiano. La speranza è che la nomina del direttore generale di progetto segni finalmente una discontinuità positiva: che avvenga in fretta e si porti dietro un'accelerazione del Grande progetto.
(...)
Pompei non può più sbagliare - Il Sole 24 ORE:
«Pubblico e privato insieme: 500 miliardi per Pompei», titolava il Sole 24 Ore nel gennaio del 1998 agli albori dell'era dei city manager. "Pompei tenta la carta del super-commissario", raccontava il quotidiano di via Monte Rosa nell'estate del 2009, quando per salvare l'area archeologica più famosa del mondo fu invocato il tocco taumaturgico della protezione civile.
"Terapia intensiva per Pompei" sarà il titolo che, nell'aprile del 2012, annuncerà il Grande progetto da 105 milioni cofinanziato da Bruxelles. Poi si arriva all'ultimo Dl Valore Cultura con il "Via alla task force per Pompei".
Il sito vesuviano da una quindici d'anni vive di annunci clamorosi, specialità nella quale si sono cimentati politici e tecnici più o meno competenti. Per contro di fatti concreti se ne sono visti pochi, a meno che non si voglia annoverare tra questi il crollo della Schola armatorum del novembre 2010 e la sfilza di indagini giudiziarie che hanno raggiunto quasi tutti i protagonisti delle diverse stagioni del rinnovamento pompeiano. La speranza è che la nomina del direttore generale di progetto segni finalmente una discontinuità positiva: che avvenga in fretta e si porti dietro un'accelerazione del Grande progetto.
(...)
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